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PAUSA O DISFACIMENTO - RICOSTRUZIONE O RESTAURAZIONE

Devo capire dove voglio andare per sentirmi sinceramente realizzato
Voglio ipotecare il mio futuro con la coscienza a posto


2023 - La Vita mi ha chiesto: Mauro, fermati, ora pensa anche a tua madre, dai a lei la priorità su tutto; e Mauro Pavan ha risposto di sì. Da questa pausa è nata e si è fatta via via strada la domanda: Ma io chi sono? Cosa voglio fare e dove voglio andare? Sono convinto e contento di quello che sto facendo? E' grave o è positivo che a 65 anni stia ancora perdendo, o ancora investendo il mio tempo nel farmi queste domande? E qui si apre un dilemma sul quale c'è poco da scherzare. La domanda che mi pongo è vera, prima di tutto, e molto seria, in secondo luogo. Ne va del mio futuro, della mia vita perfino, nel senso che, in base all'evoluzione che ne seguirà, dipenderà se sarò una persona e un artista felice o infelice. Per felice intendo fiero di quello che faccio e, soprattutto, di quello che farò. Mi chiedo spesso se, a farmi costantemente queste domande, mi debba sentire solo per questo motivo, un fallito in partenza, uno che non troverà mai la strada giusta che voleva percorrere, o semplicemente un povero artista dannato a non avere mai pace, non capendo, a 65 anni, cosa vuole fare da grande. Cosa ne penso io di tutto questo? Che un vero artista queste domande se le deve porre, eccome se deve porsele, è perfino doveroso che se le ponga. Il problema, casomai, sta nella risposta, che tarda ad arrivare. Con questo dilemma, sorto, credo, a causa di questa lunga pausa di riflessione e di stasi artistica, mi avvio alla ripresa dei lavori. Lavori che inizieranno solo dopo la mia breve vacanza, per la quarta volta, a Napoli.

Per troppi mesi mi sono fermato, ho fatto e pensato solo a mia mamma, e ora, finalmente, da quando lei si trova in una RSA nella provincia di Verona, da quando la casa dove abitava e che le avevo sistemato per bene è stata svuotata e riconsegnata, desidero con tutto me stesso ritornare a lavorare, per me, e anche per Voi. Quello che da un anno ho in mente di fare lo so bene, ora si tratta di tradurlo in un fatto compiuto e, all'interno di questo fatto compiuto, c'è la parola “Fine”, la fine di questa serie di lavori dal titolo “Concetto Temporale”. Ma il “concetto” resta sempre in piedi, vivo e vegeto; il “concetto” non finirà mai, resterà eterno nella sua essenza di un pensiero riassuntivo – mi verrebbe da dire universale -, mai conclusivo e sempre vigile su tutto.

L'intellettuale solitario – quello che nessuno conosce - non è mai solo, porterà sempre con sé il patrimonio delle tante conoscenze accumulate – Tesoro -, e questo incomparabile e insostituibile Tesoro non avrà né peso né volume, e si potrà traslocare in ogni luogo dove lui vorrà essere. Il valore di questo Tesoro? Anche questo è un concetto incalcolabile!

Piccolo inciso, oggi, 9 gennaio 2024, rileggendo il pezzo qui sopra e scritto oltre un mese fa, percepisco – la sensazione è positiva, faticosa da accettare, ma positiva – di avere in mano la risposta alle mie domande.

 

15/08/23

Si passa la vita a studiare sperando di capire tutto, e poi, a fine vita, ti rendi conto che non hai capito niente, e che potevi impegnare il tempo nel fare tante più cose di quelle che hai fatto con l'ambizione di voler conoscere tutto, inutilmente.

Quello che hai fatto, resta, ma quello che volevi conoscere e fare, senza aver potuto capire e fare, senza aver potuto avere risposte in pensieri e opere, muore definitivamente con te.

Quindi smettiamo di studiare per cercare di conoscere tutto, e di farci domande per capire più cose possibili? No, assolutamente no!

Dobbiamo solo aver chiaro che se imbocchiamo una strada, difficilmente possiamo percorrerne un'altra parallela contemporaneamente. Quello che però possiamo fare, è di continuare a camminare lungo le strade che la Vita ci ha preparato, senza fermarci mai. Se siamo stanchi o ci fanno male i piedi, ebbene, riposiamoci e curiamoci, ma poi, subito dopo, riprendiamo a camminare, cazzo; la vita va vissuta al massimo!

 

21/08/2023, il giorno del mio 65° compleanno, a questo ho pensato, al mio epitaffio:


"In vita ho fatto tante cose,
ora potrò farne molte di più.
Dedicherò più tempo a me stesso,
fregandomene del giudizio di tutti voi,
compreso il tuo che stai leggendo.
Ora sono un uomo libero;
libero di sentirmi felicemente diverso
e diversamente vivo.”

 

08/04/2024, rileggo il mio epitaffio, una cagata pazzesca – tutto ha senso e niente ha senso -, ma fa molto chic – tutte le cagate ben concepite sono chic -, quindi lo confermo!

La routine rende la vita noiosa e insopportabile; vabbè, diciamo poco interessante. Chi ama la vita non si accontenta, tante sono le emozioni che la vita ci riserva. Mai giurare fedeltà a niente e a nessuno; farlo è da stupidi e spergiuri.

Non rimandate alla vecchiaia la possibilità di capire le cose giuste da fare per vivere in saggezza e rettitudine da vecchi.
Fatelo prima, il prima possibile, solo così si potranno conoscere e capire molte più cose; e prima si conoscono e capiscono, più a lungo avremo vissuto in saggezza e rettitudine. Ma questo non è un discorso saggio, in quanto ciascuno deve vivere il suo tempo, e il tempo della saggezza non è cosa per giovani. Il concetto però rimane in piedi e dimostra, nella teoria, tutta la sua saggezza.

Ciao piccolino... Ciao...
Ninna nanna, ninna oh, oh oh oh oh quel bambino a chi lo do, lo daremo all'uomo nero che lo tenga un anno intero... Ninna nanna, ninna oh, oh oh oh lo daremo alla sua mamma che lo tenga tra le sue braccia, lo daremo alla sua nonna che lo tenga sulle ginocchia. Piccolino che stai facendo? Gira gira l'angioletto che ruota intorno sul tuo letto. Stringi stringi la manina che la mamma è qui vicina a te.

Il mio miglior compagno di vita, il mio miglior amico, la persona che più mi è stata vicina e mi ha aiutato in ogni brutta situazione a uscirne fuori, magari con le ossa rotte, ma da vincitore, che ha condiviso con me le gioie e i tanti dolori passati, quella figura meravigliosa senza la quale io non sarei quello che sono, quell'angelo che mi è sempre stato vicino fin da piccolo e non mi ha mai abbandonato, mai nemmeno una volta, si chiama: Mauro Pio Dossi Pavan.

 

 A modo mio

Chi credete che io sia io sono
Un uomo una donna un animale
Un Dio un diavolo un angelo
Un rompiscatole polemico o un pignolo
Amante del bello ma anche del sesso lercio
Un temerario che non teme Dio
Un credente che non accetta di credere
Uno che vuole arrivare senza barare
Uno che ha bisogno di fare la gavetta
Perché senza gavetta si dimentica tutto
Indomito ma domabile solo in ginocchio
A volte selvaggio impeccabile
Non sempre di belle maniere e parole
Dipende dall'interlocutore meglio se di bell'aspetto
Fatico ad amare credetemi ma vorrei amare
Odio il clero ma entro in chiesa
Indifferente per il sacro mi guardo attorno
Animale e uomo mai donna per carità
Si fa per dire ma non è colpa mia
Sempre nel dubbio per paura di sbagliare
Tanto vorrei essere infallibile che poi non esiste
Ammiro chi è molto bravo non ho detto santo
Figuriamoci il fastidio per i buoni a nulla
Amo l'arte che non si capisce
Perché io godo quando il mio cervello frigge
E amo l'arte che intelligentemente rappresenta
Quello che gli imbecilli dicono di capire
Ma l'arte è fatta di strati uno sull'altro
Pancia e cuore non bastano se la testa non collabora
Sono il passato glorioso il presente confuso
E non faccio che pensare al mio futuro
Quello che mi è permesso di essere sono
Quello che vorrei essere lo prometto sarò
Dietro a un 10 in condotta si nasconde
Sempre un -10 per incoerenza stilistica
Tanto chi se ne frega se faccio il porco

Lo faccio per sentirmi uguale a te
No non abbassare la testa non diventare bordeaux
Siamo fatti tutti alla stessa maniera
Solo che io qui lo dico e tu ancora no
Non mi faccio mai schifo se tu non mi giudichi
E mi sento in colpa per tutto se tu mi spii
Chi sono io se non l'alter ego di tutti voi
Ipocriti arriverà il momento in cui mi farete fuori
Ma io non mollo se non è oggi sarà domani
Non lo so chi lo sa chi vivrà così sarà
Il mio solco l'ho tracciato era quello che volevo
Ora tocca a voi che oltre al vostro naso
Non vedete non respirate non capite
Per voi solo incenso e Santa Propaganda
Così spuntano le Madonne in primavera
Si ammazzano i propri figli e quelli altrui
Ma l'angelo di Dio dov'è finito con i 5G
L'importante è ammazzare bere e mangiare
Il sangue è sempre bello da vedere
Per noi bestie umane mal riuscite
Perché male progettate e per niente collaudate
E io vivo in mezzo a questo casino benedetto
Così mi viene detto dal curato su su fino a papa Benedetto
No non è il caos di nobile filosofica memoria
Ma al casinos che da mitologica storia
Si è trasformato nella più ipocrita
Palude democratico-cristiana con l'aggiunta di 5S
E io soffro annaspo e divento matto
Così io vivo con l'altro io che vive in me
Mi è maestro di tutto e compagno nel sonno
Mi è padre e madre e amante quando sogno
Perché mai toccato da sveglio mai consumato davvero
Se non nel mio segreto immaginario
Ho peccato perché ho messo la dignità davanti
Alla libertà di vivere in santa pace la mia sessualità
In mezzo a tutto questo casinos io mi domando
Chi sono veramente io?
Tranquillo maestro compagno padre e madre
Tranquillo amante sconosciuto
Io sono dentro a tutto questo cosmos primordiale
E ci sto bene a modo mio ci so stare

Ho saputo mettere la luce là dove prima
C'era il buio più totale la ragione al posto del sole
La ragione ben prima della fede
La mia dignità prima di una benemerita succhiata
E in tutto questo disordine ho messo ordine da solo
Senza un Dio senza una Madonna e senza Padre Pio
L'Arte e il desiderio di consacrarmi a lei -
totus tuus -
Mi ha reso padrone di pensare come voglio io
Di amare
a modo mio – il sesso è altro, viva Dio -
Il mio debito adesso è stato pagato
Lasciatemi in pace voglio morire libero come sono io.

“A modo mio” l'ho iniziata il 25 febbraio e terminata il 9 marzo 2024. Una sorta di confessione, frutto di una vita ancora sconclusionata, lo ammetto, ma è pur sempre un passo in avanti verso la totale libertà, che spero tanto, arrivi il prima possibile. Ormai faccio fatica, tanta fatica, a portare ancora tanta pazienza, non è dignitoso, e non è nemmeno giusto; sono costretto a fingere ancora, ma per poco; basta, davvero basta, non vedo l'ora!..

Vivere pensando quotidianamente alla morte non significa rinunciare a vivere, ma vivere con la consapevolezza che la morte è parte integrante della nostra vita; qualcuno l'ha chiamata “sorella”; io la chiamo carne viva. Noi siamo vita e morte allo stesso tempo, alla stessa maniera, e nella stessa percentuale. Anche perché quando io mi faccio carne viva e mangio carne viva, io rischio la vita, e la morte, in quei casi, mi è sempre vicina.


15/10/2023

Ce qualcosa di molto altro, che va ben oltre tutto ciò che crediamo di conoscere, e non mi riferisco all'apprendimento delle tante discipline e sotto-discipline di cui l'uomo dispone del “sapere” in generale. Ce qualcosa che ci appartiene e che è già nostro dal momento stesso in cui ciascuno di noi nasce, fa parte di noi, come se fosse un organo vitale vero e proprio, come se fosse una sorta di cervello artificiale che viaggia con noi, insieme a noi, e che non capiamo bene cosa sia, come utilizzarlo al meglio, ma c'è. C'è ed è presente come c'è un cuore, due polmoni, un fegato e tutto il resto che ci serve per vivere. Quest'altro organo misterioso di cui siamo dotati non ci è indispensabile per vivere, se per vivere intendiamo muoverci, mangiare, parlare e fare cose ordinarie, ma ci sarebbe molto utile, indispensabile perfino per vivere meglio e più in sintonia con noi stessi, essendo una nostra seconda entità che riceviamo in dote gratuitamente e che ci dovrebbe servire per vivere contemporaneamente due vite parallele, quella fisica e carnale e la seconda decisamente più spirituale. C'è poco da ridere, c'è invece molto da meditare, e seriamente.
Se si comprende questo, se solo ci avvicinassimo a questo, quando tutto questo ci è anche solo in parte chiaro, allora capiamo che possiamo essere altro rispetto a quello che già siamo. Scopriamo che possiamo essere di più, che non siamo più soli – unica entità -, ma che siamo in tanti – tanti di noi stessi -, uniti con un solo corpo, una mente spaziale e uno spirito che non teme confini e confronti. Noi, unica entità fisica e spirituale, diventiamo consapevoli di essere diventati molto di più, di poter essere “tutto”. Capiamo che questo “tutto” - chiamiamolo destino, per comodità -, diventa qualcosa che possiamo regolare a nostro piacimento, perfino tornaconto, ma attenzione però, perché niente vine regalato con troppa facilità e senza un controllore preposto a fare da supervisore – chiamiamola coscienza, per comodità - , tutto questo misterioso mondo che ci avvolge e appartiene, va custodito e rispettato con onestà - chiamiamola consapevolezza, per comodità - più di ogni altra cosa e persona a cui teniamo, più di nostra madre e di nostro padre, più dei nostri figli; e più di qualunque prete, vescovo o papa mai apparsi su questa terra, per carità!
Questo è il vero e unico Tesoro che tutti dovrebbero cercare, lasciando perdere gli inutili resti archeologici – chiamiamoli reliquie, per comodità – raccolti con furbizia qua e là, che non servono a niente se non per fare cassa. Il valore di questo nostro – di tutti noi – unico e vero Tesoro è inestimabile perché incalcolabile; come incalcolabile, perché inestimabile, è il valore economico del Tesoro di San Gennaro; da cui l'incipit che mi ha fatto iniziare il nuovo lavoro che seguirà a breve – l'ho già iniziato ma sono ancora lontano dal completarlo -, e che dopo averlo visto, il famoso Tesoro, ne sono uscito schifato, e molto arrabbiato. Perfino la cattolica mia zia Rosanna è rimasta schifata, da così tanto santo incalcolabile valore. Se si volesse, visti i tempi e sentite le prediche, il valore si farebbe presto a dare, per vendere fuori tutto, e per sfamare tutti.
Il Tesoro, quello vero, quello autentico e unico che ciascuno di noi possiede e il cui valore è altrettanto inestimabile, non è spendibile, non può essere calcolato e messo sul mercato. Il valore di un vero Tesoro è inestimabile quando, in nessun modo, ma proprio in nessun modo, nemmeno a volerlo a tutti i costi, quel Tesoro può essere usato per ricavarne beni che possano essere usati per il bene, appunto, di tutti coloro i quali ne hanno bisogno. Questo è il significato di valore inestimabile; per tutto il resto c'è sempre la favola di Pinocchio.

Quello che ora ci è chiaro, è che questo nostro e personale Tesoro che ciascuno di noi possiede, è la chiave che può aprire la porta che custodisce il segreto più importante e misterioso della nostra vita, mi spiego meglio, della nostra migliore vita, della nostra felicità, intesa come serenità piena e piena realizzazione di noi stessi.
Abbiamo quindi il dovere di proteggere questo Tesoro, che non dobbiamo mai dimenticare essere il nostro primo obiettivo assoluto da raggiungere e difendere, costi quel che costi; fino al sacrificio della vita stessa, la morte fisica.
Chi non persegue questo obiettivo o lo ignora, o peggio ancora lo snobba, sarà maledetto in questa vita e maledetto nelle vite che verranno.
E qui arriva il senso autentico della preghiera, del pregare la Vita fisica perché grazie a lei siamo venuti in contatto con la Vita spirituale; e ahimè, per fortuna, quando arriverà la Vita artificiale io non ci sarò più. Mentre la Vita fisica va mantenuta in salute con il buon cibo e il buon allenamento fisico, la Vita spirituale va, non mantenuta, ma cercata, voluta con amore e alimentata quotidianamente con lo studio e una tenace, irrefrenabile, inesauribile e amorevole, appunto – desiderosi di amarsi -, ricerca di capire chi siamo, perché siamo e cosa vogliamo fare da grandi – detto banalmente, ma questo già la filosofia classica ce lo spiega -, per poi, al netto di questa montagna da portare sul groppone, capire anche come raggiungere, nel migliore dei modi, la nostra meta personale.
Capito questo, abbiamo capito a cosa serve pregare. Abbiamo capito che la preghiera deve entrare a far parte della nostra dieta quotidiana come il cibo sano che mangiamo e l'allenamento fisico che facciamo per restare in forma; è la stessa identica cosa, hanno la stessa identica importanza. Senza la quotidiana preghiera l'uomo non potrà dirsi realizzato fino in fondo. E' doveroso, obbligatorio perfino, ringraziare – pregare – la Vita per l'opportunità che ci ha dato – a prescindere, e se lo dico io, fidatevi, nessuno ha il diritto di lamentarsi per un passato male impostato da altri – e per l'opportunità di renderla migliore costruendocela su nostra misura, con lo scopo di vivere – altra forma di ringraziamento -, se non proprio felici, quantomeno sereni e soddisfatti, appagati. Ecco, pregare significa ringraziare, e se proprio vogliamo puntare in alto – essere moderatamente ambiziosi non è mai stato un male – volendo ambire alla santità, allora preghiamo anche per gli altri.
Il Papa che dice “...e non dimenticate di pregare per me” è una cosa che io personalmente non posso sentire, mi ripugna! Io,quando sento questa frase, provo vergogna per questo povero uomo.

Se desideri nel profondo del tuo cuore – onestà (spirito + intelletto) - qualcosa che sia bene per te, che ti sia necessaria per farti sentire completo, stai attento; se sei onesto con te stesso e ti prodighi per questo fine, il risultato arriva. Ma stai attento a non scherzare col fuoco, c'è il rischio concreto di bruciarsi l'anima e con l'anima ti bruci la mente – anima e mente sono tutto -, e a ruota segue il corpo che è chimicamente polvere, cioè niente!

Rileggendo oggi 10 aprile 2024 quanto scritto sopra, pochi mesi prima del mio ultimo viaggio a Napoli, in occasione del quale, insieme alla zia Rosanna, siamo stati per la prima volta a visitare il Tesoro di San Gennaro, mi vengono i brividi. Sembra quasi una premonizione, qualcosa che era già nell'aria, ma che si sarebbe concretizzato, con tutto quello che ne è conseguito, da lì a poco. Se penso, inoltre, che visitando questo Tesoro, mi apparso davanti agli occhi il lavoro che sto finendo proprio in questi giorni di aprile, beh, che altro volete che aggiunga... (?!) I misteri della vita ci sono, per quanto mi riguarda non hanno ancora un corpo e un nome, ma ci sono, esistono e vivono quotidianamente accanto a ciascuno di noi.

09/07/23

Conoscere il passato per meglio vivere il presente e per meglio traghettarci nel futuro, è cosa buona e giusta, doverosa perfino. Ma, avendo già un'idea di cosa siamo diventati oggi, se penso a cosa potremmo diventare domani, allora io voglio tornare e vivere nel passato prossimo. Il futuro lo lascio volentieri a chi ha avuto la fortuna di non conoscere la storia; i giovani ad esempio, perché complici i troppi genitori imbecilli, non si rendono conto di cosa hanno perso, e questo impedisce loro di capire a cosa stanno andando incontro.

07/08/23

Tema: La vita Svolgimento: Il tema sulla vita è il compito più difficile da svolgere che ci possa capitare di affrontare. Un tema che non si riesce mai a finire e consegnare, un tema lungo quanto la vita stessa, il cui voto non ci è dato di conoscere in vita. Chiusura: Non importa se non riusciamo a terminare il nostro tema e conoscerlo in tempo, quello che conta è di essere consapevoli di averlo scritto e sviluppato al meglio.

07/08/23

Il passato può essere fonte di insegnamento e ispirazione – che non è poco -, non foriero di progetti per il futuro, a meno che si tratti di pescare nel passato illudendosi di progettare un futuro sapendo però di rimanere inchiodati in un eterno presente. Questo capita solo agli artisti stravaganti che non vogliono capire - atteggiarsi e vestirsi in modo stravagante, esercita sempre un suo fascino - che si può volare molto in alto con il cervello, rimanendo ben ancorati coi piedi a terra. In poche parole si può essere tanto senza per forza apparire tanto. Basta con i cliché! L'arte, quando c'è – lo vado ripetendo da anni – c'è, e quando non c'è, non c'è, a prescindere dall'armo-cromia, punto!

30/09/23

E' la coscienza lo specchio più brillante che ci sia. E' il buio profondo della notte il momento migliore per specchiarsi e guardarsi dentro a fondo in modo chiaro e trasparente.

04/10/23

Guardando alcuni dipinti di Munch, ho notato che l'arancione, il giallo e il verde, stavano discutendo animatamente con il blu, i grigi e i marroni, al limite di una lite che non faceva presagire niente di buono, ma poi, alla fine, ho notato che è calata la pace tra loro. E' come se, all'improvviso, questi antesignani del politicamente corretto avessero capito che si poteva convivere insieme senza litigare, instaurando una sorta di pacifica e piacevole convivenza tra loro. Una pacifica armonia sempre un po' borderline, ma pur sempre pacifica. Aver partecipato in diretta a questo fatto, decisamente di forte impatto emotivo, mi ha smosso dentro tutto, dal cuore, alla mente, fino a far vibrare il mio sesso; fatto di non poco conto. A questo punto ho capito di aver trovato il mio Dio, un Dio fatto di amore, di passione, ma anche di vere e proprie guerre interiori; amore e guerre che si susseguono e si alternano come il giorno e la notte, in perenne conflitto tra loro, ma sempre in equilibrio sul campo. Solo così ho potuto trovare il mio Dio, e ora che ho capito, mi è chiaro che non devo più perdere il mio tempo per cercare Dio, perché il mio Dio è sempre stato dentro di me, ancora prima che io fossi, che noi eravamo. Ora, che so di essere, so anche che non voglio più essere altro che non sia ciò che già ero. Io, un tutt'uno col mio Dio, col il mio perenne tormento; un tutt'uno col la mia amatissima mazzetta Pantone.
 

Sognare sì, volare no!

Credevo di aver fatto e visto di tutto,
che la noia prendesse il sopravvento,
che tutto fosse finito qui, e questo non mi piaceva.
Mi mancavano le emozioni:
la sofferenza, la gioia, il rischio.
L'arte ha bisogno di vibrare!
Detto fatto, sono stato accontentato.
Ritrovare mia madre è stato come volare;
sono stato ascoltato, non ho detto amato.
Ma volare ti porta a sbattere,
vuol dire ricominciare tutto da là,
dove tutto non era mai incominciato,
dove nessuno mi aveva insegnato come si fa.
Tu e Io divisi per sacrosanta ingenuità.
Uniti, allora, per dovere di madre;
uniti, adesso, per dovere di figlio.
Credevo di aver fatto e visto di tutto,
la noia aveva preso il sopravvento,
tutto sembrava fosse finito là.
Questo non mi piaceva; volevo di più.
Volevo emozionarmi ancora:
soffrire, gioire, rischiare ancora.
Volevo tornare a vibrare, a giocare ancora... chissà!?
Detto fatto, sono stato accontentato.
Ritrovare mia madre è stato come volare;

non ho detto amare, e sono andato a sbattere.
Alla mia età ci si deve accontentare:
Sognare sì, volare... (anche) no!

 

Giocando d'azzardo

La vita si diverte a giocare
Ogni occasione le è propizia
Per farci capire che comanda lei
Che siamo solo una carta del suo mazzo
Da giocare come e quando lo decide lei
Non possiamo opporci
Dobbiamo solo accettare di entrare in partita
Per fare il nostro gioco
Sporco o pulito lo decide lei
Così è uscita la mia carta Il 21 agosto 1958 alle ore 11:45
Concepito giocando d'azzardo
Sporco o pulito che sia stato quel gioco
Alla fine ho vinto io.

Riflessione: Se accetti di giocare contro la vita – a volte ti tocca farlo tuo malgrado – e provi a imbrogliare, la vita ti distrugge, e finisci dritto sulla croce. Se ti rifiuti di giocare è peggio, molto peggio, finisce che perdi la faccia e vieni messo alla pubblica gogna. Tanto vale accettare il confronto e giocare dosando astuzia e lealtà. Più il gioco si fa lungo, più aumentano le probabilità di vincita, perché l'uomo ha un asso nella manica che la vita non conosce, la dignità.

 
Ascolta, Enrichetta...

Avrei voluto stringerti
Come un figlio stringe sua madre
Avrei voluto baciarti
Come un figlio bacia sua madre
Avrei voluto amarti
Come un figlio ama sua madre
Niente di questo sono riuscito a fare
Ma ti ho fissata nel profondo
E nella confusione del tuo vissuto
Nell'ingenua e disarmante tua dolcezza
Ho visto brillare i tuoi occhi
Ho visto nei tuoi occhi una luce
La Luce di Enrichetta

 

La botta che rafforza: Preghiamo!

Mauro e la Vita si incontrano, o verso il tramonto, ma più spesso di notte. Si parlano, si confrontano, a volte litigano, ma si vogliono molto bene, e si rispettano; forse troppo!

Sul lavoro, approfittando di un po' di tranquillità, Mauro chiama la Vita.

Mauro: Ho vissuto 65 anni finora, ma è come se avessi la sensazione di poterne vivere altri 65; e questo fatto non so ancora come catalogarlo.

Vita: Hai visto, e tutto questo perché ti ho fatto cadere tante volte, ti ho fatto soffrire tanto, così hai provato sulla tua pelle cosa significa il dolore, le privazioni, la solitudine, ma ti ho dato, ogni volta che cadevi, la possibilità di rialzarti e ripartire, anche quando credevi di non potercela fare più. Tutto questo ti ha reso forte e mantenuto giovane; da quello che vedo e da quello che mi dici, non è escluso che tu possa fare ancora molto.

Mauro: In che modo mi ha mantenuto giovane tutto questo, spiegamelo!

Vita: Perché hai saputo sviluppare e incrementare giorno dopo giorno la tua voglia insaziabile di dimostrare a te stesso, e al mondo intero, che ce l'avresti fatta; di non volerti accontentare di quello che eri e che sapevi. Hai sempre voluto, con tutto te stesso, di non accontentarti mai, di essere e di conoscere sempre di più; di avere padronanza di tutte le cose, instancabilmente sempre di più. Non ti sei mai sentito sazio di conoscere, di imparare. E' l'insieme di tutti questi fattori che ti ha mantenuto giovane, a tratti perfino infantile, nel cuore (?) e nello spirito; per darti la possibilità di avere sempre un domani migliore di ieri. Per darti ogni giorno che passa, lo stimolo di desiderarne altri di nuovi.

Mauro: Ho sempre percepito di non essere mai stato lasciato da solo, e questo è giusto e doveroso che lo dica, che lo riconosca, anzi che lo gridi a squarcia gola al mondo intero, anche quando mi sentivo solo, e credevo di essere stato abbandonato. Ho sempre avuto fiducia nella provvidenza: nella Vita, in Te. Indubbiamente, sei stata molto dura con me, e non sempre ho avuto la capacità di capire questo e di essertene grato, ma arrivato ai sessant'anni l'ho capito – meglio tardi che mai -. Ora mi è chiaro che non siamo soli, non siamo lasciati soli, anche quando crediamo di esserlo, noi non siamo lasciati soli. La solitudine è una percezione, non una verità. La solitudine non esiste finché troviamo in noi stessi la forza e il desiderio di voler esistere, ancor prima di voler essere, lasciando aperte le porte affinché chi vuole – la Vita -, chi deve entrare – la Vita -, possa entrare liberamente senza trovare ostacoli insormontabili.

Di nuovo, Mauro: Grazie Vita, non solo per quello che mi hai dato tout court – tanto mi hai dato, tanto mi hai tolto -, ma per tutti i segreti che mi hai insegnato per scoprire e apprezzare – con tutte le difficoltà e le sofferenze che questo ha comportato -, per mettermi, alla fine, ora, oggi, nelle condizioni di non trovarmi mai davanti a una fine, ma di trovarmi, al contrario, sempre davanti un domani.

Vita: Grazie a te, Mauro, per l'impegno costante che, con tenacia, coraggio e orgoglio, con tanta sofferenza e umiltà, hai voluto e saputo spenderti a tutti i costi, per essere là, tra i migliori; come solo un immortale è capace di fare. Grazie, Mauro, grazie per avercela messa tutta nel carpire, rovistando e indagando con intelligente curiosità, nel mio non facile universo complicatissimo e misterioso e che porta il mio nome: Vita.

Vita: Caro Mauro, io sono “La Vita”, e posso tutto, ma senza il tuo impegno e la tua forza di volontà, la tua curiosità, Io, da sola, avrei potuto fare ben poco. Le mie botte ti hanno rafforzato, ma la tua tenacia è stata il vero e immenso buco del culo che ti ha salvato.

Mano nella mano, e una sul culo, la Vita e Mauro se ne vanno... in silenzio, con lo sguardo dritto e sereno rivolto verso un nuovo domani; verso un futuro sempre diverso, e che nessuno può sapere cosa riserverà ancora, e poi ancora, e poi ancora, di nuovo...

A Castiglione delle Stiviere

C'è una donna giovane e bella
E c'è un ometto bello e riccioluto
Manca solo un bell'uomo adulto
La donna lavora sempre
Di mestiere fa la cuoca non la madre
L'ometto va a scuola ma è solo e fa altro
L'ometto è un bastardo disorientato
La donna una vedova allo sbaraglio
Un uomo maturo entra in casa di notte
Mentre il figlio dorme la donna e l'uomo si amano
Ma il figlio non dorme e vede tutto
La donna e l'uomo si amano e il figlio vede tutto
Di giorno la donna e l'uomo maturo lavorano
E il figlio disorientato si inventa di tutto
Dipinge legge ascolta la musica
E prova gli abiti della donna ma non studia
Per studiare ci vuole la santa protezione
Ma in questa nuova grande casa
La santa protezione manca
Manca un uomo in questa casa
Manca l'autorità che la donna non ha
Mancano le regole che il collegio sapeva imporre
In questa nuova grande casa manca tutto
La donna lavora sempre
L'uomo maturo va e viene di notte
E il figlio bastardo è disorientato
Tra una pezza sporca di sangue che odora di donna
E gli abiti smanicati anni '50/'60
Il desiderio è di avere un uomo in casa
Per annusare anche l'odore della sua mutanda
In tutto questo disorientamento
Il figlio cresce come cresce: che vuoi da me, donna?
Con la benedizione della santa tradizione
E con l'assenza di una sana educazione
La donna non si è mai evoluta in madre
L'uomo maturo non si è mai evoluto in padre
E il figlio com'è oggi il figlio?
Il figlio si è evoluto anche troppo
Ma è rimasto un bastardo malgrado tutto.

 

Terrore a Castiglione

Il terrore non è solo un periodo storico,
colpisce anche l'innocenza di un bambino,
è nel quotidiano di ogni essere vivente.
E' il male oscuro che ci portiamo dentro,
che ci tiene prigionieri incatenati e silenti,
che ci teniamo stretto, come Enrichetta
si tenne stretta al petto la brace giocosa
del Nando, che le marchiò il petto per la vita.
Il terrore sta nei fantasmi sempre presenti
nelle nostre male-educate fantasie.
Ingenue e innocenti fantasie di bambini
che vogliono scoprire in anticipo il mondo dei grandi;
perché dei grandi vogliono sentire l'odore
dei primi palpiti carnali, che sanno di usato sicuro.
E' con questo terrore che non volevo alzare le tapparelle
a Castiglione delle Stiviere, nell'alto mantovano;
per paura che entrassero e mi vedessero quei fantasmi,
quelli che intorno a quella casa si muovevano
e stuzzicavano il mio immaginario sessuale.
Io trattenevo il fiato, strano ma vero,
per non farmi sentire, per non farmi vedere.
Accendevo lo stereo per non sentire i loro passi,
e desideravo spiare il corpo poco vestito degli operai,
ignari della mia precoce e malsana curiosità.
Loro mi offrivano le prime lezioni di anatomia,
pennellati dal sole vacanziero d'agosto che verso sera,
spingeva in su, verso casa, il profumo zuccherato
dei dolci appena sfornati di Papà Barzetti.
Sigillato dentro questo terrore, a tratti di mio gusto,
dipingevo e leggevo la storia dell'arte,
guardavo le riviste piene di culturiste nudità,
gonfie di muscoli in tensione in stile anni '60.
Di questo mi nutrivo e studiavo, ma non facevo i compiti.
L'unico suono che aspettavo e volevo sentire ogni giorno,
era quello del postino quando suonava il campanello;
ltra forma di terrore quel rumore,
perché il cuore, in quel dannato momento, saliva in gola.
E mentre aspettavo che il postino andasse via,
iniziavo a tremare, tanto mi costava uscire allo scoperto.
Ma la voglia di trovare una cartolina di Tiziano,
superava ogni paura. Mentre il ladro scappa da una casa
dopo aver rubato, io entravo nel mio mondo,
una favola scritta per un amore straziante e impossibile.

Essere padroni del proprio destino vuol dire prendere il destino per le corna, guardarlo dritto negli occhi e dirgli: “Ora fai quello che ti dico io”. In base alla tua sensata o insensata richiesta - lui non giudica, ma ti capisce al volo -, prima o poi, ti asseconda. Se poi tutto non va come desideravi, beh, non prendertela con il destino, ma con le corna.
 

“Beata Paola”

Fatta la legge fatto l'inganno
Così nasce la religione di Stato
Si nasce col seme di uno Spirito Santo
Si trasforma l'acqua in vino
E il gioco è fatto
Ma quel che è strano qui è la natura
Perché l'Uomo non parla mai di sesso
E l'ambiguità di genere va già di moda
L'ultimo atto col finale più bello arriva
Quando il morto si fa vivo non vino
E' questo il miracolo più geniale mai creato
Quello della magica fede rosso-nera
Che dura nelle curve ancora adesso
Peccato che tutto il resto che segue a ruota
Faccia parte di tutta un'altra storia
L'ipocrisia di un pulpito male-bene-detto
Che incita la folla a far cassa a suon di credo
Il colore preferito resta l'oro
Con il terrore di una punizione eterna
Una mano sulla coscia e la cappella in bocca
Gesto di amore biologicamente naturale
Fanno di tutto questo un baccanale

 

Oggi, 1/12/2023, sto iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel. Oggi, più che mai, capisco perché un uomo che vive nelle costanti preoccupazioni per la propria famiglia, invecchia di più e prima di un uomo – io, forse – che di preoccupazioni così forti come quelle passate per mia mamma dall'agosto del 2021 a oggi, – sarà anche tutto soggettivo -, non ne aveva mai provate prima. Non che mi fossero mancate le mie, di preoccupazioni, anzi, altro genere però, ma non credo tanto meno importanti. Inoltre – ne sono consapevole -, mi è stato fatto notare ultimamente, che per chi mi vede e mi legge da fuori, si nota “tutto” questo – la maturazione per le tante vicissitudini affrontate e superate -, e io non posso che prenderne atto consapevolmente, e andarne fiero. Oggi posso dire che non mi manca più niente, che il grosso del mio predestinato, più o meno tutto, l'ho fatto, e che non vedo l'ora di andare in pensione. Sì, non vedo l'ora, per rimettermi a lavorare in santa pace; ma qualcosa mi dice, sottovoce, che non sarà mai così per me, pace e tranquillità, per me, mai!
 

1 dicembre 2023

Buona notte

Giorno dopo giorno,
di più non posso,

arriva la resa dei conti: è la notte!
Il domani è ancora lontano.
Quanto il presente, mi è caro il passato;
il futuro: un lusso per pochi!
Allora penso al peggio,
che tanto conosco e so come affrontare.
Il peggio non mi spaventa,
così mi addormento, che tanto,
male che vada, so come fare.
 

5 dicembre 2023

La volgarità popolana fa sembrare nobile la volgarità salottiera
 

Il tramonto è sempre triste

La storia è passata di qua prima di noi.
Qua, dove oggi calpestiamo
e ignoriamo la sua testimonianza,
chinando il capo e puntando gli occhi
su un telefonino, umiliando in questo modo
la memoria di chi la storia,
che ancora ci avvolge e travolge,
l'ha scritta con il sangue,
con il coraggio, e con straordinaria abilità
ha saputo costruire intramontabili magnificenze
che ancora trasudano di sentimento e passione.

Oggi, quando vedo la massa che guarda in basso,
non più in alto, mi piange il cuore,
perché vedo il volto triste di un tramonto.
Sento che la storia, fortemente viva in me,
viene messa frettolosamente da parte,
come si mette da parte un vecchio,
che non desta più l'interesse di nessuno.
Ma il tramonto arriva per tutti,
e bello sarebbe se con l'alchimia
si ricominciasse tutto proprio da là,
da una vecchia filastrocca,
che solo i nonni ci sanno regalare.

 

Quando il bisogno di possedere è più importante del bisogno di sapere, l'uomo che possiede diventa schiavo dell'uomo che sa.

Se non sei un po' matto, se non sei un po' rivoluzionario e anticonformista, se non sei un po' strano e diverso, se vedi solo quello che vedono tutti, allora lascia stare; fare arte non è il mestiere tuo.
 

01/01/2024
 

La necessità di lavorare, per maturare 41 anni di contributi necessari per andare in pensione, mi frustra ogni altra possibilità di vivere con la tranquillità necessaria per dedicarmi a fare altro; mi frustra la possibilità di dedicarmi anima e corpo per fare la mia arte. Guardate che quello che sto dicendo, non è una cretinata, la follia di un povero artista che vorrebbe vivere facendo il Michelasso, ma una riflessione, se non una sensata provocazione, per attirare l'attenzione della politica tout court e portarla così all'interno di un ragionamento politico-sociale con finalità – anche - di concrete opportunità per le casse dello Stato. Una società basata solo sul profitto, sui numeri che salgono e che scendono, frutto delle speculazioni più ciniche e meschine fatte sulla pelle delle masse più povere e meno abbienti, non può essere una società che ha titolo per parlare di progresso e, men che meno, di Cultura. Una società siffatta, che non si accorge e non tiene conto, perché miope, delle reali occasioni che attraverso una intelligente visione allargata di opportunità potrebbe offrire a coloro che hanno un provato e certificato talento artistico – una sorta di vitalizio culturale -, si deve solo vergognare di rappresentare un Paese e un popolo, ancor più se parliamo dell'Italia. Ma questo discorso aveva un senso farlo al tempo di Pier Paolo Pasolini, perché allora poteva, forse, scuotere ancora qualche coscienza; ora è troppo tardi. Le coscienze, oggigiorno, non esistono più, di sicuro, non vanno più di moda; oggi mancano i fondi anche per i pannolini, figuriamoci per le coscienze. Oggi mancano i soldi per qualsiasi cosa costi poco e sia intelligente, mentre abbondano gli sprechi per tutto ciò che è inutile, ma fa status e business. Mai frase fu coniata in modo tanto appropriato quanto quella che benissimo dice che per i soldi e il potere – questo era e rimane il succo -, tutto cambia affinché tutto resti come prima. Chi tocca i soldi e mette i bastoni tra le ruote del potere, è morto ancor prima di nascere; figuriamoci io che lo sto gridando a squarciagola (!?)
Non vedo l'ora di riprendere a fare qualcosa di nuovo che mi faccia stare bene, che mi gratifichi una vita che, altrimenti, non ha ragione di essere vissuta. Nel mio caso, lo Stato, dovrebbe riconoscermi un reddito di sostegno o, casomai, anticiparmi la pensione, per permettermi così di fare la mia arte e di non pensare ad altro. Arriveremo mai a questo? Caro Stato – che non sei un Marziano -, io non chiedo di vivere nel lusso, ma di vivere con dignità e di poter lavorare senza frustrami per arrivare alla fine del mese. Dal canto mio, Ti assicurerei tante belle cose da vedere, cose che Tu, Stato, potresti poi spendere a Tua volta per le più svariate finalità, compresa quella di fare cassa; finalità ultima mi raccomando, e forse unica, per Te. Caro Stato italiano, come fai a essere così miope, per non dire imbecille, a non capire che lasciare soli gli artisti significa annullare, far morire la Tua stessa essenza – sopravvivenza - fatta di tanta impareggiabile gloria di cui tanto ti fregi quando, in giro per il mondo, con vanità e un pizzico di esagerato spirito di superiorità, ti gonfi il petto rappresentando un Paese da tutti conosciuto per le Sue spiccate qualità creative, chiamato Italia. Caro Stato italiano, non è forse questo un modo intelligente per finanziare e far funzionare poi, e perché no, anche sfruttare al meglio, ciò che la Tua stupida miopia ti impedisce di vedere e capire. Caro Stato italiano, dovresti assumere meno inutili portaborse, meno inutili uscieri al Parlamento, meno autisti personali, far pagare le tasse alla Chiesa cattolica, e “assumere” con intelligente e laica imparzialità, più artisti meritevoli. Ma si sa, il mestiere di chi sviluppa la Cultura, oggi, non è più un affare redditizio per lo Stato italiano; non esercita più
l'appeal di una volta. Ecco che, mancando la capacità di scavare nel presente per cercare materiali preziosi e rari che sempre si trovano, volendoli cercare, si preferisce scavare nel passato, dove, per il passato, sono sufficienti delle vanghe, dei picconi, spatole e una cariola.
Svegliati Stato, svegliati e apri il “Ministero dell'Intelligenza Umana”, che ancora avrebbe senso contrapporlo al “Ministero dell'intelligenza artificiale”, affinché si possa scavare anche dentro, sotto e sopra, le molteplici realtà artistiche di oggi, che vanno ricercate, riconosciute e valorizzate oggi; non ieri, e non domani. Quello che è già sepolto, casomai, tienilo lì come Jolly, non si sa mai; quello è e resta sempre al sicuro dov'è, se limiti i condoni e le concessioni edilizie. Le nuove tecnologie non muoiono di fame, non soffrono le malattie, non vanno in pensione con le quote del cazzo più piccolo oggi, o le quote di quello più grande di domani – dipende sempre da come lo si prende e da che prospettiva lo si guarda, sì, il cazzo e le sue quote -, e non hanno nemmeno bisogno di finestre o di spintoni per entrare dagli spifferi di una porta di servizio di un Ministero. Tanto dai Ministeri si entra e si esce – basta la parola! -come e quando si vuole.

Oggi, domenica 18 febbraio 2024, ho preparato il necessario per iniziare un nuovo lavoro, dopo quasi un anno. Mi sento euforico, come - lo posso solo immaginare - se stessi per sposarmi, sempre a modo mio s'intende. Insomma, è cosi che mi sento, sempre un po' regista e un po' scenografo di un copione, mai protagonista. Per rubare la scena da protagonista ci devo lavorare su ancora. La regia e la scenografia le impari a scuola, con lo studio e tanta pratica, per diventare attori protagonisti ci vuole sia quello, che molto altro ancora: più tempo, tante legnate sulla testa, inginocchiarsi e piegarsi spesso – sì, anche quello -, insomma, vivendo anche la realtà sporca.

Oggi, 8 aprile 2024, compie gli anni Ezio, ma ho deciso di non fargli gli auguri, tanto non capirebbe, non apprezzerebbe, tanto non gliene frega niente. Peccato, perché da tempo, ormai, poco me ne frega anche a me. Qualcosa, con molta fatica, ho imparato a gestire anch'io, e di questi mancati auguri, di cui fino a ieri ero indeciso se farli o meno, posso dire oggi, alle ore 16:45, che ne sono convinto. Sono sempre stato refrattario dallo staccarmi con facilità da alcuni affetti del passato, ma ci sto lavorando su molto, con impegno e caparbietà – sono serio e sincero -, e qualcosa di buono lo sto ottenendo: Bravo, Mauro!