
Raccontato dall'autore
Iniziamo questo nuovo percorso, non dimenticando mai che un artista, deve saper dire cose serie, se le vuole e le sa dire, per mezzo di soluzioni, elaborazioni, composizioni, che siano in grado di racchiudere dentro un'idea, la capacità creativa e la libertà espressiva che un artista deve sempre saper dimostrare di avere e padroneggiare, per poter dire, alla fine di questo ragionamento, anche un "Bel niente". In questo caso stiamo parlando di Arte. Questa premessa è da tenere sempre presente nei lavori che qui di seguito andremo insieme a visitare e a commentare, tenedo conto che la lettura che fa un artista che crea un'opera d'arte, è solitamente cosa diversa dalla lettura fatta da chi osserva, valuta, con l'occhio del critico e dello studioso dell'arte, o di un semplice osservatore. Nel primo può prevalere una posizione poco critica e molto più dettata dall'istinto emotivo, anche paterno-materno, nel secondo caso l'analisi che viene fatta deve essere intelligente, razionale e finalizzata ad una scrupolosa lettura che sappia cogliere tra le pieghe di quell'opera, anche le incongruenze, i difetti, o i pasticci, che spesso si celano dietro un bel mucchio di forme e colori, che incantano inappropriatamente il semplice osservatore. Un pò come facevano le sirene nella mitologia greca, ma che nella realtà, erano e sono solo fumo negli occhi, visibili solo a menti stanche, poco lucide, poco allenate, e spesso malsane, ahimé. Questo lavoro si concretizza pensando a tutti quei muri e fili spinati, messi ai confini di tanti paesi europei, per impedirne l'attraversata da parte delle migliaia e migliaia di migranti-persone, giunti in Europa in questi ultimi anni. Fili spinati che parlano, che gridano e che trasudano di paure e di angosce, di odio. Un sole accecante, un faro luminoso, una fonte di luce, di vita e di speranza che abbaglia positivamente, chi, dopo tante fatiche e tanto penare, cerca per se o per la propria famiglia, un futuro migliore. Una luce quasi divina, che si irradia tutt'intorno, come un'ostia che emana il suo bagliore, aiutata dai raggi dell'ostensorio che la contiene e che propagano la sua luce accecando occhi e mente. Ma intorno ci sono anche i cimiteri costellati di croci, che questa gente si lascia dietro. Le croci dei prori cari, dei figli, delle madri e dei padri persi lungo questo cammino. Questa non è la luce di un Dio che ti supporta e ti benedice, ma è piuttosto la luce di un miraggio che si vanifica in fretta, e ti presenta un conto salato da pagare. Un conto morale e psicologico, ma anche un conto fatto di denaro. Mettetela come volete, giratela come vi pare, ma alla fine di ogni percorso, alla fine di ogni strada, sempre un Cesare e un Dio troverete ad aspettarvi per chiedervi il conto. Se puoi pagare sarai il benvenuto, sarai un vincente, se non puoi pagare sarai trattato come l'ultimo degli ultimi. La speranza di una vita migliore, si scontra spesso con l'incapacità di potercela fare con la sola buona volontà. Libertà e prigionia sono qui simboleggiate dalla catena che, comunque la si metta, creativamente, qui gioca con l'impalcatura compositiva dell'insieme, e come il titolo di quest'opera, giocando, ne è parte integrante e attiva. Simboli che mantengono la loro forza e giustificazione storica, sociale e religiosa, che entrano in scena per recitare una parte, a volte recitata solo per puro divertimento. Sempre nel rispetto di un gioco compositivo, che, alla base di tutto, ha comunque le sue regole e un copione da rispettare, la bella calligrafia. Un lavoro e un gioco questo, che via via si è creato e dettato da solo le sue regole. Io l'ho solo accompagnato in questo lungo e faticoso cammino, come si accompagna per mano il proprio figlio, ancora giovane, ma sorprendentemente già adulto. Per dirla tutta, mentre facevo questo lavoro, è venuto a mancare lo zio Eugenio di Thiene, e dato il rapporto di parentela e di forte amicizia-stima che a lui mi legavano da sempre, qualcosa di non pertinente a quanto qui raccontato è di sicuro intervenuto. Forse, anche qui, lo zio avrà voluto dire la sua (?!).